La vera storia del gelato

Come tante altre storie, anche questa risale a molto tempo addietro, così tanto tempo che nemmeno le radici degli alberi più anziani se lo ricordano………….Il Mitico Falfurnio a quei tempi era ancora un “ragazzo” alla ricerca della sua Prima Visione e come tutti i giovani gnomi, si dilettava a girare il mondo, a piedi naturalmente. Avendo ricevuto il titolo di “Mitico” già dalla nascita, non si preoccupava per niente di cercare la sua Prima Visione Personale e se la spassava alla faccia del mistero della vita, giocando con gli animali, annusando fiori, gustando frutti e rubando alle api il miele, quel grullarello! Nel bel mezzo del suo involontario pellegrinaggio, si trovò in una foresta di bambù e si divertiva a spaventare i giovani panda intenti a pascolare i germogli, sotto lo sguardo divertito dei genitori. Poi si metteva a giocare con loro a “frulla-frulla-come-la-farfalla”, o al gioco preferito dai cucciolini, “solletica-solletica-come-una-formicola”, nel quale, come al solito, amava distinguersi. Fu attratto, all’improvviso, da una visione celestiale: un’arnia di api selvatiche nascosta in una fenditura del tronco di un grosso albero. Pregustando il gustoso banchetto, si accinse a predare le api del loro bottino usando le sue già evidenti doti diplomatiche: le convinse infatti ad abbandonare l’arnia con tutto il miele ed il propoli con la scusa dell’imminente arrivo del Gran Fantomatico Formichiere Arrampicatore che avrebbe sterminato la colonia intera. Sghignazzando come una iena, saltellando e sgambettando contento, si allontanò dal luogo del misfatto, fermandosi solo di tanto in tanto per raccogliere fragole, mirtilli, lamponi e more che trovava durante il suo cammino. Ora il paesaggio era molto cambiato, una fittissima foresta cresceva su un suolo tormentato, tutto buche ed avvallamenti, con grandi massi ricoperti da un folto strato di soffice muschio. Bisognava stare attenti, perché si poteva cadere in una delle tante fenditure del terreno e alcune di queste erano così profonde e scure, che a guardarci dentro sembrava contenessero tutto il nero del mondo.

Falfurnio cominciò a sentire la stanchezza, che giornata emozionante! Altro che stare a meditare in attesa della Visione e pensando queste cose sghignazzava senza ritegno. All’improvviso si ricordò dei piccoli frutti e del miele che aveva raccolto, ma, accidenti, a causa dell’azione concitata, si erano ridotti a una poltiglia rossastra per niente invitante. Si alzò di scatto per scagliare il contenuto della saccoccia, ma, tradito dal muschio, scivolò dritto dritto in un crepaccio, precipitando con un urlo agghiacciante nel buio più nero……Quando riprese i sensi, non si fidò subito di muoversi, poteva avere qualche osso rotto e poi aveva tanta paura di tutto quel buio e tanto tanto freddo, però sentiva in bocca un qualcosa di così buono, freddo e dolce, che pensò di essere finito nel Paradiso degli gnomi e così richiuse gli occhi, (tanto era così buio lo stesso!), concentrandosi sul sapore meraviglioso che continuava a sentire.

Più tardi si rese conto del mistero, quando un raggio di sole, penetrando da una fessura della volta, gli svelò che si trovava disteso sulla schiena su uno strato di neve, conservatasi nel cuore della montagna e che il buon sapore che aveva sentito in bocca era causato dall’impasto dei frutti e del miele, che fuoriuscito dalla sua saccoccia quando era precipitato nel baratro, rotolando con lui nella caduta, si era amalgamato con la neve e guarda un po’ il destino, gli era “dolcemente” colato in bocca! Quando acquistò l’esatta percezione dell’importanza della scoperta fu pervaso da un calore infinito, era la sua Prima Visione, non l’aveva nemmeno cercata ma era stata Lei a venirselo a prendere direttamente, sconvolgendo la Regola. Falfurnio non reagì come gli altri giovani gnomi, che nel momento della Prima Visione piangono silenziosamente dalla commozione, ma scriteriato com’era, si mise a ridere e a cantare, pensando alla gioia degli altri gnomi mentre avrebbero assaggiato una simile delizia, altro che filosofia! Per l’occasione, inventò un motivetto che faceva:” Non di sole vision fatto è il cuore del gnomo ma anche di ciccia e di vin di quel bono”………….

Ecco, cari umani, come è nato il gelato!!!!!……Che poi, quasi per caso, passasse da quelle parti il signor Huan Lee e avendo visto e sentito tutto, tornato al villaggio, aprì una gelateria sulla riva del Fiume Giallo, non autorizza di certo voi umani ad assumervi la paternità di quella meraviglia chiamata gelato. Secondo le Cronache Gnomiche, il business del sig. Lee non ebbe molta fortuna, perché durante la successiva stagione delle piogge, il Fiume Giallo si ingrossò così tanto che alla fine si portò via la gelateria tutta intera, compreso il sig. Lee, che se ne andò via con corrente salutando educatamente, seduto al tavolino con un gelato in mano e ancora oggi nessuno sa dove accidenti sia andato a cacciarsi, lui e la sua testa matta…………… si decise allora di nascondere le riserve di gelato nelle grotte più profonde dei vulcani e questo per due motivi: il primo era che gli umani erano a quei tempi quasi sempre di malumore, pensavano sempre a farsi la guerra tra di loro e passavano il tempo libero pensando alle migliori scuse per attaccare briga col prossimo; il secondo era che gli umani avevano un terrore folle dei vulcani e non osavano avvicinarsi a queste che loro chiamavano “Montagne Sacre”. Col passar del tempo, cominciarono a voler scoprire tutto e fu così che un giorno, un gran brutto ceffo, scoprì e depredò la Gran Riserva di Gelagnomico, celata nelle viscere di quel vulcano che voi chiamate Etna, dalle parti di Catania. A questo punto gli gnomi decisero che era inutile e scomodo continuare a tener nascosto un segreto che non era più tale e così decisero all’unanimità di iniziare a svelare i Sette Segreti Gelagnomici a quegli umani che amassero la Natura e che…………fossero d’accordo a lasciarsene rubare almeno un po’ dal Mitico Falfurnio, senza fare troppo chiasso e senza pungergli il didietro, come quando uscì cantando dal provvidenziale crepaccio, dopo la grande scoperta e di certo non si aspettava fossero lì ad attenderlo le api che aveva depredato...

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